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Menta piperita

Mentha x piperita (L.) Hudson

Fri, 02 Sep 2005 09:30:59 +0200

Farmacologia

  • Introduzione

    La parte più attiva del fitocomplesso di Mentha x piperita è senza dubbio l'olio essenziale, mentre le altre componenti, come resine e gomme, hanno minor rilevanza terapeutica. Considereremo quindi la ricerca sull'olio essenziale come estremamente rilevante per l'utilizzo della pianta in toto.
    Studi in vitro ed in vivo

  • Tue, 22 Mar 2005 15:48:33 +0100
  • Antispasmodica

    In vitro l'o.e. di menta piperita si è dimostrato antispasmodico su tessuti intestinali e dell'ileo (Haginiwa, Harada, Morishita, 1963; Lis-Balchin, Deans and Hart, 1994).
    Hills e Aaronson (1991) hanno trovato che l'o.e. riduce le contrazioni della tinea coli delle cavie indotte da varie sostanze (incluse acetilcolina, istamina, carbacolo). L'o.e. inibisce anche l'attività contrattile spontanea del colon. In quest'ultimo caso il meccanismo d'azione è stato dimostrato essere una inibizione dose-dipendente dell'influsso di calcio.
    Taylor, Luscombe e Duthie (1983) hanno mostrato che l'o.e. inibisce la muscolatura liscia gastrointestinale. In un successivo esperimento (Taylor, Lunscombe and Duthie, 1984) l'o.e. ha dimostrato di agire su tenia coli umana con specifica attività calcio antagonista e il mentolo si è dimostrato il responsabile maggiore di questa attività. Una ulteriore replica dello studio (Taylor et al 1985) ha usato tessuto intestinale umano in una soluzione libera di calcio ed i risultati suggeriscono che il mentolo inibisca la muscolatura liscia gastrointestinale riducendo l'influsso di ioni calcio extracellulari senza effetti sulla mobilizzazione intracellulare.
    Hawthorn e collaboratori (1988) hanno mostrato che l'attività dell'o.e. non è limitata alla muscolatura gastrointestinale, ma che agisce anche a livello delle cellule cardiache, ipotesi confermata anche dai casi di fibrillazione atriale indotti da un eccesso di assunzione di o.e. (Thomas, 1962).
    In vivo l'o.e. in diluizione acquosa si è dimostrato antispasmodico (Leung, 1980) e ha inibito gli spasmi della muscolatura liscia gastrointestinale e la motilità colonica (Duthie, 1981; Sigmund & McNally, 1969; Plant and Miller, 1926).
    Giachetti, Taddei e Taddei (1988) hanno mostrato che l'iniezione di o.e. inibisce la contrazione dello sfintere di Oddi causato da iniezioni di morfina. Dosi molto elevate di o.e. hanno invece causato spasmi. In particolare sembra che l'olio riduca l'ipercontrazione della muscolatura liscia intestinale riportandola ad un tono normale in caso di sindrome del colon irritabile (Hills and Aaronson, 1991; Hawthorne et al 1988).
    L'olio riduce gli spasmi del colon durante l'endoscopia se introdotto insieme al colonscopio (Martindale, 1972).
    D'altro canto, il fitocomplesso ha una azione antispasmodica più elevata del mentolo (Evans, 1989).
    In definitiva, sembra assodato che l'o.e di Mentha piperita possieda attività antispasmodica sulla muscolatura liscia sia gastrointestinale che cardiaca, sia in vitro che in vivo. Il meccanismo d'azione dell'olio sembra essere una inibizione delle contrazioni delle cellule muscolari lisce attraverso il blocco dell'influsso di calcio extracellulare nelle cellule stesse senza influenzare le riserve interne di ioni calcio. Come si vedrà questa attività viene confermata dagli studi clinici e dalle proprietà coleretica e carminativa.

    Studi clinici
    Sindrome del colon irritabile (SCI)
    L'olio di Menta piperita è il trattamento di prima scelta per la SCI. La dose standard è di 0.2 ml tre volte al giorno per via orale prima dei pasti con capsule gastroresistenti. Rees e collaboratori (1979) e Dew, Evans e Rhodes (1984) entrambi riportano successi nel trattamento, ma Nash e collaboratori (1986) non hanno dimostrato la superiorità dell'olio sul placebo. E' stato ipotizzato che l'azione dell'olio essenziale sia dovuta all'azione del mentolo, il suo maggior costituente, sulla muscolatura liscia gastroenterica (vedi sopra).
    L'utilizzo di olio essenziale in capsule gastroresistenti è la miglior soluzione se si vuole agire sull'intestino ed evitare gli effetti indesiderati di irritazione del tratto gastrointestinale superiore.

  • Tue, 22 Mar 2005 15:52:11 +0100
  • Coleretica

    L'azione coleretica risulta probabilmente dalla combinazione dell’azione antispasmodica del mentolo e terpeni associati sullo sfintere di Oddi e dalla componente amara che stimola il rilascio di bile e la sua diluizione (Giacchetti, Taddei e Taddei, 1988).

  • Tue, 22 Mar 2005 15:49:39 +0100
  • Carminativa

    L'effetto carminativo della Menta piperita e del suo o.e. sono ormai fuori discussione, anche se il meccanismo d'azione non è stato ancora elucidato completamente. Un’ipotesi è che agisca rilassando lo sfintere esofageo, permettendo il rilascio dei gas intestinali (Mills, 1991) e che l'attività antimicrobica ed antifermentativa comune agli o.e. e comprovata nell'o.e. di Menta piperita riduca il volume di gas prodotti nell'intestino.

  • Tue, 22 Mar 2005 15:50:06 +0100
  • Anestetica (e rubefacente)

    Il mentolo è rinfrescante e anestetico se applicato alla pelle e alle mucose, causa un’iniziale vasocostrizione seguita da una vasodilatazione pronunciata con effetto rubefacente (Mills, 1991; Mabey, 1988) e causa una anestesia locale leggera in parte dovuta all'azione sui recettori del freddo. L'azione anestetica a livello delle mucose gastriche potrebbe essere alla base o contribuire all’azione antiemetica della Mentha piperita. L'o.e. possiede una azione analgesica locale sia da solo che in congiunzione con Eucalyptus e Ravensara aromatica (Roulier* 1990; Martindale, 1972).

    Studi clinici
    Dolori muscolari ed emicranie
    Le azioni anestetica e rubefacente dell'o.e. di M. piperita possono essere sfruttate per dolori muscolari o dolori in genere, fino alle emicranie.
    Gobel e collaboratori (1994) hanno infatti investigato gli effetti dell’applicazione locale di o.e. di Menta piperita e di Eucalipto su mal di testa indotti artificialmente in 32 volontari sani. Lo studio era in doppio cieco, randomizzato e cross-over.
    Sono state testate quattro formulazioni:
    1. Menta piperita (MP) al 10% + Eucalipto (E) al 5%;
    2. MP 10%;
    3. E 5%;
    4. placebo.
    I risultati sono stati i seguenti:
    MP = rilassamento del muscolo temporale durante il mal di testa e riduzione dell’irritabilità emotiva, riduzione del dolore valutato dal paziente.
    E = nessun effetto.
    Placebo = nessun effetto.
    MP + E = rilassamento del muscolo temporale durante il mal di testa e riduzione dell’irritabilità emotiva, riduzione dell’ampiezza della variazione negativa contingente (CNV) che indica o distrazione o sedazione.

  • Tue, 22 Mar 2005 15:53:23 +0100
  • Antisettica

    Il mentolo ha forti proprietà antisettiche ed antiparassitiche (Mills, 1991); se ingerito esercita una forte influenza sulle mucose gastriche, intestinali e soprattutto coloniche. Il fitocomplesso mostra proprietà antivirali (Kermann e Kucera, 1967) probabilmente dovute alla presenza di polifenoli, composti particolarmente concentrati nelle infusioni (Duband, et al 1993).

  • Tue, 22 Mar 2005 15:51:23 +0100
  • Antilitica

    Studi clinici
    Calcoli alla cistifellea
    Non esistono studi clinici sull'effetto dell'o.e. di Menta piperita o del mentolo isolato per la dissoluzione dei calcoli alla cistifellea. Gli unici studi esistenti hanno utilizzato misture di frazioni di oli essenziali. I più interessanti da questo punto di vista sono quelli che hanno utilizzato il preparato Rowachol, che contiene mentolo, mentone, pinene, borneolo, canfene e cineolo (Bell e Doran 1979; Doran, Keighley e Bell, 1979; Ellis et al 1980; Ellis e Bell 1981; Somerville et al 1985). Dato che il mentolo è il principale componente dell'o.e. di M. piperita, si può ipotizzare che capsule di questo olio essenziale potrebbero esercitare effetti comparabili al Rowachol. Questa è però una inferenza non supportata da dati chimici e clinici certi; l'azione antilitiasi del Rowachol potrebbe nascere dall'interazione dei vari terpeni, o essere dovuta principalmente all'azione degli altri composti piuttosto che del mentolo; di fatto una altra composizione risultata efficace in studi clinici (Rowatinex) non contiene mentolo. Per di più, nessuno di questi studi è di tipo controllato contro placebo. Esiste almeno uno studio, comunque, che dimostra una certa attività del mentolo. Leuschner e collaboratori (1988) hanno infatti mostrato che il mentolo aumenta gli effetti di una preparazione standard sulla dissoluzione dei calcoli alla cistifellea. Al momento non sembra ci siano abbastanza dati per consigliare l'utilizzo della M. piperita nel trattamento dei calcoli alla cistifellea, anche alla luce dei possibili rischi dovuti all'azione coleretica della stessa pianta, azione che può portare a complicanze.

  • Fri, 08 Apr 2005 09:00:37 +0200

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