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Sandalo

Santalum album L.

Wed, 12 Dec 2007 09:19:25 +0100

Habitat

E' un albero originario dell’India Orientale, in particolare delle foreste del Karnataka, ed in misura minore del Tamil Nadu, Kerala e Andhra Pradesh. E’ presente anche nell'isola di Timor, ed è statp introdotto in Tanzania, Nigeria, Fiji, Hawaii.

La coltivazione del semiparassita è difficile perchè c'è bisogno di piante ospite. Si conoscono circa 500 piante ospite, tra le quali, stranamente, molte specie erbacee. Per la coltivazione si tende a preferire la Cassia siamea.

Status
Subcontinente indiano.
L’enorme richiesta di olio di Sandalo ha portato negli ultimi decenni ad un crescente problema di risorse e di sostenibilità della raccolta del legno rimanente. Secondo Burfield (comunicazione personale) rimangono circa 130.000 ettari di alberi di sandalo in tutta l'India e le piccole risorse scoperte in Papua Nuova Guinea e nel Pacifico del Sud rischiano di andare distrutte a causa dell'abbattimento indiscriminato da parte delle popolazioni indigene che sfruttano gli alberi quando sono troppo giovani. Per questa ragione l’albero è protetto in India ed il governo indiano ne proibisce l’esportazione a meno che l’albero non sia stato coltivato in piantagioni sostenibili.
L'India è stata l'unica nazione ad iniziare un progetto di protezione e di coltivazione dell'albero di sandalo (Vietnam e Nuova Caledonia stanno sviluppando coltivazioni controllate dell'albero). Il problema è che l'albero è notoriamente difficile da coltivare, perché il seme germina solo dopo un passaggio nell'intestino di un uccello (endozoocoria). Inoltre l'albero è molto suscettibile alle infezioni, in particolare da Mycoplasa, che colpisce in particolare le foreste più grandi del Karanataka e del Tamil Nadu, dove gli alberi crescono ad altitudini fino ai 1400m. Inoltre l'albero è minacciato dagli incendi stagionali, iniziati dai raccoglitori e dai contadini che utilizzano metodi d’utilizzo del territorio non sostenibili, per ignoranza del problema del mantenimento della biodiversità o più semplicemente sotto la pressione di bisogni primari. Il grande calore sviluppato dagli incendi rende l'albero più suscettibile all'infezione da Mycoplasma.
E' probabile che il 75% della produzione indiana di sandalo provenga dalle foreste del Kanartaka, e sono stati avviati importanti progetti di riforestazione di questa regione. Molti sono falliti per scarsa conoscenza dei rapporti pianta parassita/pianta ospite, o per semplice disattenzione. L'infezione da Mycoplasma sembra essere facilitata dalla scelta sbagliata degli ospiti per l'albero di sandalo. Sembra inoltre che la resa di OE diventi ottimale ad altezze tra 600 e 900m., ma dopo l'infezione l'albero sopravvive in media solo per tre anni. Tentativi di coltivare il sandalo in altre zone esenti da Mycoplasma hanno portato alla crescita d’alberi sani ma a percentuale d’OE quasi nulla.
Nonostante la produzione di OE sia in parte in mano dei governi degli stati di Madras e Mysore, che stanno tentando di prevenire il contrabbando del materiale, tagli clandestini e contrabbando rimangono comuni, e sono causa di problemi di ordine pubblico non secondari nelle aree limitrofe allo stato di Tamil Nadu. I contrabbandieri corrompono centinaia d’indigeni perché partecipino agli abbattimenti illegali e al contrabbando, pagandoli il doppio di quello che essi potrebbero guadagnare partecipando i programmi statali. Il materiale viene poi portato a nord per venire trasformato nelle distillerie e nelle fabbriche di incenso degli stati dell'Uttar Pradesh e del Bihar. La maggior parte dell'OE distillato viaggia poi fino in Indonesia per poi partire per il resto del mondo.
Un ulteriore problema è dato dalla mancanza di banche di germoplasma, nazionali o internazionali, per il sandalo.
A seguito della rapida depauperazione del pool genetico dell’albero nelle sue zone di origine, mentre la richiesta mondiale dell’olio si aggira intorno alle 200 tonnellate per anno, nel 2004 il mercato ha faticato a recuperare 50 tonnellate di materiale originale. La combinazione di questi fattori (eccesso di domanda e scarsezza di risporse) ha portato ad un grande aumento di prezzo per l’olio indiano (700-750 dollari al kg, ed alcune partite vendute alla fine del 2004 fino a 1.000 dollari al kg), e nei primi mesi del 2005 alla impossibilità di ottenere il materiale. Anche i piccoli lotti di olio provenienti da Sri Lanka, Vanuatu ed altre isole del Pacifico, Nuova Caledonia e Cina stanno diventando sempre più rari.
Tutto ciò ha portato ad un aumento della pressione su altre specie di Santalum (ad esempio Santalum austrocaledonicum; S. yasi - sono rimasti, in tutto il mondo, poche decine di alberi!; S. fernandezianum - secondo Lucas e Synge (1978) l'ultimo individuo della specie è stato visto in vita nel 1908 Skottsberg in 1908. S. insulare, S. macgregorii e S. ellipticum sono in migliori condizioni ma debbono essere tenuti d'occhio), come anche all’esportazione sempre maggiore di oli ottenuti in maniera illegale (non sostenibile). E’ prevedibile che all’aumentare del prezzo dell’olio aumenteranno gli sforzi da parte dei contrabbandieri. E’ possibile che l’utilizzo di microchips inseriti nel legno degli alberi di sandalo dello stato del Kerala (vedi Fallik 2003 per la descrizione di questa operazione nel caso del Panax quinquefolium in USA) possa rappresentare uno strumento tecnologico importante per sconfiggere i contrabbandieri.

La difficoltà nel raccogliere dati precisi sulle quantità commerciate di olio essenziale di sandalo di origine illegale sono almeno in parte dovute alla reticenza del mercato nel rivelare le proprie fonti; spesso il mercato accetta, pur di fornire le quantità di olio essenziale richieste, di usare materiale proveniente da specie di Santalum diverse, in particolare frazioni di Santalum spicatum e Santalum austrocaledonium (quest’ultimo è preferito perchè le sue tracce GC-SM sono più simili a quelle del S. album).


Conclusioni
E’ indubbio che la forte domanda di materiale aromatico ponga una forte pressione sulle rimanenti piante di sandalo del subcontinente indiano. Il governo indiano è intervenuto cercando di limitare i danni, sia vietando l’esportazione del materiale sia finanziando la riforestazione. Anche se in teoria l'utilizzo di OE proveniente da queste coltivazioni non dovrebbe contribuire alla sparizione della specie nel selvatico, le istanze di conservazione sono piuttosto complesse, ed alcuni autori suggeriscono un periodo di moratoria sia per non lasciare spazio ai contrabbandieri di sandalo, sia per lasciare tempo all'albero di rinforzare il pool genetico originale. Nel frattempo la scarsezza di produzione di sandalo indiano ha spinto ad offrire OE di specie diverse di sandalo, provenienti dalle isole del pacifico e dall’Australia. Vi è però il rischio che il tentativo di offrire questo materiale nel più breve tempo possibile per rispondere alle richieste del mercato porti ad un ipersfruttamento delle risorse esistenti e all’utilizzo di piante troppo giovani impedendo il rinnovamento genetico.

A parere dell’autore sarebbe più etico autoimporsi una moratoria sull’utilizzo del materiale proveniente dalle varie specie di sandalo fino a che non sia possibile fare delle valutazioni di impatto ecologico più serie.

Wed, 12 Dec 2007 09:19:25 +0100

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Marco Valussi
Luciano Posani

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