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Ashwagandha

Withania somnifera (L.) Dunal

Fri, 14 Apr 2006 14:38:50 +0200

Etnobotanica

  • Ashwagandha

    Il termine sanscrito ashwagandha deriva dai termini sanscriti ashva (che significa “cavallo”) e gandha (che significa “odore”), e descrive il forte aroma della radice che si dice ricordi l’odore della pelle del cavallo, oppure delle sue urine, oppure ancora del suo sudore, a seconda dei commentatori (Upton 2000).

    La pianta è citata molto presto nei testi di medicina indiana. L’origine mitica degli insegnamenti Ayurvedici viene fatta risalire al saggio Punarvasu Atreya , che ebbe sei discepoli che fondarono le sei scuole di medicina (Basham 1976). Che esse siano esistite veramente o meno è di relativa importanza, ma alcuni commenti riportano che la Ws sia stata citata da alcuni degli autori appartenenti a queste scuole, e che essi facessero risalire la conoscenza sulle proprietà della pianta allo stesso Punarvasu Atreya. In epoca storica la Ws viene menzionata nei testi canonici Ayurvedici (i samhita o trattati), il Charaka samhita ed il Susruta samhita, che risalgono al periodo tra il primo e l’ottavo secolo AD, e poi da varie altre autorità nei secoli seguenti. (Atal, Schwarting 1961). La sua posizione nella medicina ayurvedica è simile a quella del ginseng nella medicina tradizionale cinese.

    India
    La pianta in India è stata usata soprattutto come tonico, in particolare per problemi di emaciazione sia negli adulti che nei bambini, e come tonico della funzione sessuale sia maschile sia femminile. In un testo antico si dice che l’ashwagadha, se assunta per due settimane con latte, burro, olio o acqua calda, promuove lo sviluppo in organismi emaciati “come fa la pioggia per le giovani coltivazioni”. Viene posta nella categoria medicinale più importante in Ayurveda, ovvero la “rasayana”; la classe dei tonici ringiovanenti. Nel 100 AC il grande autore Charaka scrive delle rasayana che assumendole: “si ottiene la longevità, si riacquista la giovinezza, si guadagnano memoria ed intelletto potenti, ci si libera dalle malattie, si raggiunge una complessione lustra e la forza di un cavallo”. Non si può non rimarcare la somiglianza tra questa descrizione e la descrizione delle piante shang pin della tradizione cinese (vedi Valussi 2006).
    Charaka descrive anche altri usi per la pianta, tra i quali il trattamento del singhiozzo e di vari disturbi della sfera femminile.

    Nella tradizione Ayurveda l’ashwagandha è stata ed è usata per infiammazioni, bronchite, asma, psoriasi, e ulcere, cachessia in bambini, insonnia, debilitazione, per ridurre i gonfiori addominali, come leggero lassativo, e per le linfadeniti, per leucoderma, lombaggine, artrite, reumatismo, e per promuovere il concepimento; come nutriente per le donne in gravidanza e per gli anziani come promotore dell'apprendimento e della memoria.
    Nella tradizione Unani la radice è usata come tonico afrodisiaco, emmenagogo, antiasmatico, antinfiammatorio, per trattare il leucoderma, la bronchite, la lombaggine e l’artrite, ed anche per favorire il concepimento. Nella regione del Punjab era similmente usata per i dolori lombari e come afrodisiaco.
    La Ws è inclusa nella Farmacopea Ayurvedica Indiana come tonico rinforzante, afrodisiaco e per il trattamento dell’artrite, e va a far parte di molte formule tradizionali ayurvediche toniche ed anti invecchiamento (Ayurvedic Pharmacopoaia of India 1989; Triphati et al 1996)

    In Tibet e nel Medio oriente viene usata come sedativo ed ipnotico, per dolori reumatici, come tonico nervino e tonico per problemi di impotenza maschile.

    Nel sud est asiatico viene usata per mal di testa, convulsioni e per promuovere l'allattamento materno.

    Africa
    La pianta è presente anche nelle tradizioni popolari di altri paesi, in particolare dell’Africa. In Africa dell’est il succo della radice viene usato per trattare il mal di stomaco e le ulcere gastriche. Il decotto è un rimedio per raffreddore dei bambini, rash cutanei, eccesso di bile, dolori durante il travaglio e malessere generalizzato. Le foglie scaldate vengono applicate a varie parti del corpo per calmare il dolore (Kokwaro1993), ed in Sud Africa i Sotho del sud usano il decotto della radice per raffreddore e brividi febbrili. I Sotho del Transvaal usano la radice per tonificare l’utero delle donne che sono a rischio di aborto spontaneo, un uso comune anche in India, e per facilitare l’espulsione del materiale post-partum. Un infuso della corteccia della radice viene usato per l’asma, anche questo un uso comune in India (Watt e Breyer-Brandwijk 1962).

    Etnoveterinaria.
    La pianta viene usata in caso di tosse, idropsia, reumatismo, scabbia e piaghe. Le radici si usano come galattagoghe nei ruminanti (Williamson 2005.)

    Più recentemente, negli USA ed in Europa, l’uso della pianta è stato alquanto semplificato, ed essa viene usata soprattutto come tonico.


    Utilizzo tradizionale nella medicina Ayurvedica: dettagli

    Processazione
    Nella Farmacopea Ayurvedica si utilizzano molte preparazioni tradizionali della stessa pianta, avendo ogni preparazione un suo campo di utilizzo specifico.
    Polvere (churna): mescolare la polvere della pianta essiccata con parti uguali di burro (ghee) e miele o latte
    Decotto (kvatha): 1 parte di pianta fresca per 16 parti di acqua, oppure 1 parte di pianta secca per 8 parti di acqua: fate sobbollire lentamente fino a che il volume si riduca rispettivamente a 1/4 o a 1/6.
    Vino medicato o enolito (arava o arista): 950 ml di decotto, 350 gr di zucchero di canna, 190 ml di miele per 35 gr di pianta secca. Fare fermentare per 7-15 giorni
    Burro (ghee) medicato (sneha o ghrita): 1 parte di decotto della pianta, 10 parti di latte, 1 parte di burro (ghee), fare cuocere molto dolcemente fino alla consistenza di una pasta (da assumere con i pasti)
    Olio medicato (narayana taila): 40 parti di olio di sesamo per 2 parti di pasta o polvere di pianta, sobbollire per 1 ora.

    Proprietà Ayurvediche
    Rasa: tikta (amara), katu (pungente)
    Guna: laghu (leggera), snigdha (unta)
    Veerya: ushna (calda)
    Vipaka: madhur (dolce)
    Dosha: riduce/equilibra kapha e vata; aumenta pitta

    Indicazioni secondo la medicina Ayurvedica
    Tradizionalmente è un rimedio ringiovanente, tonico, rinforzante per tutte le forme di stanchezza, affaticamento e cachessia, in particolare in casi di convalescenza dopo malattie debilitanti e in caso di soggetti anziani. E’ un rimedio che nutre e rischiara la mente, calma e rinforza i nervi, promuove un sonno profondo e ristoratore, e ringiovanisce i sette tessuti corporei.

    Nel dettaglio, è indicata in caso di:
    Malattie infiammatorie come bronchite, asma, psoriasi e ulcere (Thakur, Puri, Husain 1989).
    Cachessia, emaciazione, malnutrizione nei bambini: burro cotto con 1/4 di pasta o polvere di Ws e Piper longum, diluito in 10 volte il volume in latte.
    Insonnia, debilitazione senile (Thakur, Puri, Husain 1989).
    Leucodermia, lombaggine, artrite e reumatismo (Thakur, Puri, Husain 1989; Chopra et al 1982).
    Promozione del concepimento, tonico della fertilità delle donne: latte cotto con un decotto di Ws e con aggiunta du burro (Thakur, Puri, Husain 1989).
    Spermatorrea ed infertilità maschile, come tonico sessuale: radice polverizzata mescolata a buro e miele e seguita da latte.
    Donare nuova energia e vigore ad un sistema debilitato da malattie costituzionali (Kapoor 1990).
    Tonico nutriente per donne in gravidanza ed anziani (Kapoor 1990).
    Categorizzata come medharasayan, ovvero promotore della memoria e dell’apprendimento (Bhattacharya 1995).


    Uso in formule.
    La Ws viene speso cotta insieme a Piper longum, in latte, miele e burro.
    Le formule elencate nella Ayurvedic Pharmacopoeia of India sono: Nyagrodhadi, Varnya, Samgrahi, Bhagnasandhanakara, Mutrasamgrahaniya

    Cautele
    Se assunta in eccesso, ashwagandha potrebbe aumentare Pitta o Ama.

    Dosaggio:
    Polvere: 3-6 gr al giorno
    Decotto: 20-30 gr aggiunti a latte
    Vino medicato: 2 cucchiai, 2-4 volte al giorno
    Burro medicato: 1 cucchiaino, 2 volte al giorno
    Olio medicato: 3-10 goccie, oppure applicato esternamente


    Sommario degli utilizzi etnobotanici
    Radice
    Emmenagoga/abortifacente
    Anodina
    Antiasmatica
    Battericida
    Contraccettiva
    Diuretica
    Sedativa
    Tonica
    Antinfiammatoria
    Trattamento di raffreddore, idropsia, anemia, febre, ipertensione, lombaggine.

    Frutto fresco
    Antiasmatico
    Sedativo
    Emetico

    Frutto secco
    Carminatico
    Depurativo
    Trattamento della dispepsia

    Foglia
    Febbrifuga
    Tonica

  • Mon, 18 Jan 2010 15:46:55 +0100

Glossario

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Marco Valussi
Luciano Posani

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