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Guaiaba

Psidium guajava L.

Sat, 15 Mar 2008 13:10:03 +0100

Etnobotanica

  • Guaiaba

    Foglie
    Descritte dalle popolazioni precolombiane come acide astringenti ed aromatiche, usate per curare le infiammazioni e le infezioni della pelle. Al giorno d'oggi sono considerate astringenti, vulnerarie e cicatrizzanti, usate in applicazioni locali per piaghe, ulcere ed altri disturbi della pelle e delle mucose, odontalgie e gengiviti, dolori reumatici. Usate sotto forma di cataplasma per i gonfiori. Sono considerate emostatiche e vengono utilizzate per emorragie intestinali ed emorroidi.

    Internamente vengono assunte come infuso o decotto per vari problemi gastrointestinali, spesso in associazione alla corteccia, come: diarrea, dissenteria, sintomi associati al colera, coliche, nausea e vomito, dispepsia e dolore di stomaco, e più in generale sono considerate un rimedio stomachico (rinforzano lo stomaco) e carminativo. L'infuso ed il decotto vengono utilizzati come antielmintici ed antiamebici, antibatterici, antisettici, antitossivi, antinfiammatori, per combattere problemi respiratori come raffreddore e asma. L'infuso viene prescritto in India in caso di problemi nervosi, nefrite e cachessia. Un estratto viene usato in caso di corea ed epilessia e la tintura idroalcolica viene sfregata sulla colonna vertebrale in caso di convulsione in età pediatrica.

    La Farmacopea Caraibica (Germosen-Robineau 1998) riporta l'uso per diabete, attacchi di nervi (in frequente associazione con Annona muricata) e vertigini (in associazione ad Allium sativum e Bunchosia glandulosa). Sempre nei caraibi vengono usate per congestione della milza, uretrite, anemia, come tonico dei capelli, per problemi di leucorrea e come pianta emmenagoga post-partum.
    Sono considerate stimolanti ed antispasmodiche.

    Corteccia
    L'uso della corteccia è molto simile a quello della foglia. Anch'essa è considerata antibatterica, antielmintica, antisettica, antitossiva, antinfiammatoria ed antiemetica, particolarmente efficace per la dissenteria e per la diarrea, per vomito e coliche, e problemi di derma e mucose (in associazione alle foglie). Altri utilizzi importanti sono: diabete, uretrite, amebiasi, dolore di stomaco, debolezza digestiva, per lavare le ulcere della pelle e della bocca. Viene poi utilizzata come emmenagogo.
    Usata anche per raffreddore, catarro intestinale e leucorrea. Classificata come astringente, amara, antielmintica, antianemica ed antiscorbutica.

    Frutto
    Gli usi più importanti sono per diarrea e dissenteria (il frutto verde, spesso associato a foglie e fiori, o il frutto maturo in decotto). Altri usi sono per le emorroidi (frutto secco), per la congestione respiratoria, febbre ed infiammazioni. Classificato come lassativo e digestivo.

    Radice
    La radice rinforza lo stomaco e viene usata insieme ad altre parti della pianta per diarrea, problemi di stomaco e cutanei. Da sola è indicata in caso di idropsia.

    Fiori
    Raramente utilizzati da soli, si usano in associazione a foglie e frutto per diarrea, alla corteccia in caso di amebiasi e come rimedio emmenagogo. I germogli floreali vengono usati da soli per diarrea e congiuntivite.

    Germogli
    Usati, raramente, in caso di raffreddore e come tonici dei capelli.

    Legno
    Usato, raramente, in caso di diarrea.


    Altri usi
    Legno
    Colore giallo-rossiccio, a grana fine, compatto, moderatamente forte, pesa 650-750 Kg/m3 e resiste bene agli agenti atmosferici; viene usato in falegnameria. In Guatemala serve a costruire trottole e in El Salvador per costruire pettinini. Buona legna da ardere e da carbone.

    Foglie e corteccia
    Le foglie, insieme ad altre piante, vengono utilizzate per produrre un colorante nero per la seta; la corteccia è fonte di tannini per la concia delle pelli.

    Frutto
    Il frutto della guayaba ha un sapore particolare, fresco e saporito, sapore che sopravvive bene alla processazione. Contiene più vitamina C degli agrumi, e quantità significative di vitamina A; è inoltre una buona fonte di pectina. Anche se viene a volte mangiato senza processazioni particolari, è più comune che venga consumato, una volta liberato dai semi, a fette come dessert o in insalata; è comune osservare i bambini mangiare i frutti ancora acerbi insaporiti con del sale. Ancora più comune è la sua cottura: solitamente il frutto privato della polpa centrale viene cotto a vapore e la polpa viene aggiunta allo sciroppo durante la cottura. Le barrette di pasta o di 'formaggio' di guayaba sono tipiche ed ancora più comune è la marmellata o gelatina.
    E' possibile ottenere un succo di guayaba che mantiene l'acido ascorbico ed altri elementi mescolando il frutto macinato con un enzima fungino, lasciando a macerare per 18 ore a temperatura di 49-54O C per poi filtrare.
    I frutti verdi ma morbidi possono essere utilizzati come fonte di pectina, e danno una resa maggiore e migliore dei frutti a maturazione completa.
    (Gupta 1995; Caceres 1996; Germosen-Robineau 1998; Sturtevant 1954; Akana 1922)

  • Mon, 25 Sep 2006 10:53:09 +0200

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Marco Valussi
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