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Schisandra

Schisandra chinensis (Turcz.) Baillon

Tue, 31 Jan 2006 10:29:37 +0100

Farmacologia

  • Effetti sul metabolismo epatico

    Chang e But (1987) riportano 5000 casi di vari tipi d’epatite trattati con diverse preparazioni a base di Schisandra, con riduzione dei livelli in precedenza elevati degli enzimi epatici. In particolare, la fonte riporta che nel 75% dei casi i valori elevati di GPT sierico sono ritornati ai livelli normali dopo 20 giorni di trattamento con una preparazione non meglio specificata.
    In soggetti con GPT sierico elevato attribuito ad epatotossicità dei farmaci, i livelli sarebbero tornati normali in 83 su 86 soggetti dopo 1-4 settimane di trattamento, apparentemente anche quando la somministrazione del farmaco epatotossico non era stata fermata.

    Uno studio aperto controllato (Liu 1989; Chang e But 1987) è stato condotto su 189 pazienti con epatite virale B cronica con livelli di GTP sierico elevati. Al gruppo verum (n = 107) sono state somministrate compresse d’estratto secco etanolico di Schisandra, per un dosaggio di 60-100 mg il giorno, corrispondente a 1,5 gr di frutto secco il giorno, contenenti 20 mg di lignani. Al gruppo di controllo (n = 82) sono stati somministrati estratti di fegato e vitamina E.
    Nel 68% (n = 73) del gruppo verum si è ottenuta la normalizzazione dei livelli di GTP sierico dopo 4 settimane di trattamento, rispetto al 44% (n= 36) del gruppo di controllo dopo una media di 8 settimane di trattamento. Il miglioramento di altri parametri epatici è stato meno pronunciato.
    Dopo il termine del trattamento con Schisandra, i livelli di GTP sono rimasti ai livelli normali per 6-12 settimane, dopodichè sono ritornati elevati. Le ricadute dei valori sono state particolarmente elevate (46-69%) nei pazienti con epatite cronica persistente, nei pazienti anziani ed in quelli che avevano ricevuto trattamenti prolungati con farmaci epatotossici.
    I livelli di GTP sierico si sono nuovamente ridotti nella maggior parte dei pazienti quando il trattamento a base di Schisandra è stato ripreso.
    Il trattamento con Schisandra è strato inoltre più efficace del controllo nel ridurre i sintomi di sonnolenza, affaticamento, tensione addominale e diarrea. Quattro pazienti del gruppo verum hanno lamentato nausea, cefalea e dispepsia lievi e transitori (Hikino, Kiso 1988).

    Sulla scorta dei dati derivanti dallo studio appena citato, è stato sviluppato un derivato sintetico della schisandrina C (DBB), che è stato usato in studi clinici aperti e controllati in Cina ed Indonesia, per migliorare la funzionalità epatica in pazienti con epatite o in soggetti che ricevevano chemioterapia antitumorale (Li et al 1992; Akbar et al 1998). Il tipico dosaggio era di 7.5 mg di DDB tre volte il giorno (22.5 mg il giorno). Apparentemente il DBB abbassa i livelli di GTP sierico, bilirubina e proteina alfa-fetale (alfa-FP) (Liu 1989).

    La Schisandra ed i suoi lignani hanno mostrato, in studi in vitro e in vivo su modelli animali, di ridurre il danno epatico artificialmente indotto (Liu, Lesca 1982). Sulla base di questi studi, (in Tabella 1 elenco quelli in vitro) si possono fare delle ipotesi (di tipo euristico) sul meccanismo dell’epatoprotezione:
    Attività antiossidante a livello epatico (sostegno dei livelli di glutatione epatico, ascorbato e alfa-tocoferolo, e miglioramento dello stato redox di glutatione epatico) (Ip, Ko 1996; Ip, et al. 1996)
    - Facilitazione della rigenerazione di glutatione epatico attraverso la reazione catalizzata da glutatione reduttasi e mediata dal NADPH (Ko et al. 1995)
    - Inibizione dell’attivazione dell’epatotossina (Ip, Ko 1996) e del legame dei metaboliti ai microsomi epatici (Liu, Lesca 1982)
    - L’aumentata attività della glutatione riduttasi epatica potrebbe non essere responsabile per l’attività epatoprotettiva dato che la somministrazione di un inibitore della glutatione riduttasi non ha diminuito l’attività epatoprotettiva della schisandrina B nell’epatotossicità da CCl4. (Ip, et al. 1996)

    Le reazioni di Fase I e II sono coinvolte nel metabolismo di varie sostanze nel fegato. Le reazioni di Fase I (che coinvolgono il citocromo P 450) possono risultare nella produzione di metaboliti più tossici (bioattivazione). Nonostante sia un potenziale potente induttore degli enzimi di Fase I, la Schisandra non causa bioattivazioni tossiche in vivo (ad esempio dopo la cosomministrazione di paracetamolo) e gli studi in vitro indicano che i costituenti della Schisandra diminuiscono la mutagenicità dei benzo(alfa)pireni (BaP) attraverso una influenza positiva sul metabolismo epatioco (Liu et al. 1982; Liu, Lesca 1982).

  • Tue, 31 Jan 2006 09:55:16 +0100
  • Effetti cardiovascolari

    L’attività antiossidante della Schisandra suggerisce possibili effetti benefici sul sistema cardiovascolare, ma al momento esistono solo dati su modelli animali di scarsa attendibilità. Secondo questi modelli in vivo ed ex vivo Schisandra arricchita in lignani e la formula Sheng Mai San proteggono da danno al miocardio artificialmente indotto e da danno da ischemia-riperfusione, in maniera comparabile o superiore all’alfa-tocoferolo, e la schisandrina B sembra essere il composto più attivo (Li et al 1996).

  • Tue, 31 Jan 2006 09:56:26 +0100
  • Effetti antinfiammatori

    Una preparazione a base di semi di Schisandra, somministrata alla dose di 1,5 gr il giorno per sette giorni, ha mostrato un effetto antinfiammatorio su volontari sani sottoposti a test d’infiammazione cutanea (Lupandin 1966). L’applicazione di una soluzione di fenolo in benzene a concentrazioni di 5, 10 e 20% alla pelle dei soggetti prima del trattamento con Schisandra ha causato un innalzamento della temperatura cutanea di circa 0,4 °C 5-10 minuti dopo l’applicazione. Lo stesso test somministrato dopo il trattamento non ha causato innalzamento della temperatura cutanea (ed in alcuni casi ha causato una sua riduzione).

    Uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo di piccole dimensioni (Amaryan et al. 2003), ha testato ImmunoGuard® (un prodotto contenente Andrographis paniculata Nees, Eleutherococcus senticosus Maxim, Schisandra chinensis Bail. e Glycyrrhiza glabra L) su 24 bambini (dai 3 ai 15 anni) sofferenti di Febbre Mediterranea Familiare (FMF), una malattia infiammatoria ricorrente delle membrane, nell’ottica di trovare un sostituto per la terapia standard a base di colchicina, efficace ma con indice terapeutico basso e con molte interazioni. Quattordici dei bambini hanno assunto per un mese 4 compresse tre volte il giorno del prodotto, pari a 48 mg di andrografolide. I dieci soggetti del gruppo di controllo hanno assunto un placebo.
    Dopo il trattamento, secondo le autovalutazioni dei pazienti, durata, frequenza ed intensità degli attacchi di FMF erano significativamente ridotti nel gruppo verum, e negli esami di laboratorio si notava una riduzione significativa nel tasso di sedimentazione eritrocitaria (ESR) e nella concentrazione ematica di proteina C-reattiva, senza effetti collaterali seri o tossicità acuta a fegato e reni.

    Studi in vitro
    Le schisandrine A e B sembrano inibire l’adesione del PAF alle piastrine con efficacia 100 volte inferiore al ginkgolide B (Jung et al 1997), e la gomisina C inibisce l’attività dei neutrofili stimolati artificialmente (Wang et al 1994).

    Studi su modelli animali
    Esistono anche studi d’applicazione cutanea o sottocutanea dell’estratto di Schisandra come antinfiammatorio su modelli animali (AHP 1999), ma sono poco attendibili.

  • Tue, 31 Jan 2006 09:57:38 +0100
  • Effetti adattogeni

    I primi studi sulla Schisandra in questo contesto risalgono agli anni 50 e sono tutti russi (Brekhman, Dardymov 1969; Fulder 1980).
    Questi studi non controllati sembrano mostrare che l’estratto del frutto di Schisandra aumenta la capacità di sforzo, la durata sostenibile dello sforzo (endurance), e l’efficienza sia fisica sia mentale, e riduce i tassi di morbilità in operai e bambini.
    In uno studio (Sandberg 1993), la Schisandra è stata somministrata a giovani adulti maschi sani, ed ha migliorato la coordinazione fine e l’accuratezza del lavoro (il compito sotto stress era quello di infilare un filo nella cruna di un ago). La Schisandra è stata più efficace d’altri stimolanti (non specificati – Chang e But 1987).
    In un altro studio (Brekhman, Dardymov 1969) a dei volontari è stata somministrata schisandrina (5-10 mg/kg), che ha migliorato la loro capacità di concentrazione nel ricevere e trasmettere messaggi telegrafici sotto stress, aumentando la correttezza delle trasmissioni/ricezioni del 22%e diminuendo l’affaticamento mentale.
    In un terzo studio (Lupandin, Lapaev 1981) atleti di varie specialità, dopo il trattamento con 1,5-6 gr di Schisandra il giorno per due settimane, hanno riportato una riduzione nell’affaticamento ed una riduzione dei tempi di recupero dopo lo sforzo. Gli stessi autori riportano che gli assistenti di volo impegnati in voli non stop di 7-9 ore, trattati con 0,5 gr d’estratto di Schisandra, non hanno mostrato gli aumenti di frequenza cardiaca e pressione arteriosa notati nel personale non trattato. Sempre nello stesso rapporto si leggono i risultati di uno studio controllato con placebo (Lupandin 1990) su 58 soldati non allenati e 62 atleti ad alto livello a cui è stata somministrata una dose di 2 gr di estratto di Schisandra: la capacità di lavoro fisico dei soggetti non allenato è aumentata dopo 24 ore dalla somministrazione, mentre quella dei controlli è rimasta uguale. La capacità di sforzo dei soggetti allenati è aumentata solo dopo 7-14 giorni (i controlli non hanno mostrato particolari miglioramenti).
    La Schisandra migliora anche la visione e l’udito, aumenta il campo visivo, migliora l’adattamento al buio e la capacità di discriminazione dei recettori cutanei (quest’ultima capacità dipende da un’azione a livello del SNC e non dei recettori cutanei) (Chang, But 1987).

    Uno studio di Fase III in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, ha studiato l’effetto di una combinazione di estratti di piante contenente Schisandra (insieme a Rhodiola rosea L., ed Eleutherococcus senticosus Maxim) in due gruppi di pazienti sofferenti di polmonite acuta non specifica (Narimanian et al. 2005). 60 pazienti (maschi e femmine; 18-65 anni) hanno ricevuto un trattamento standard; in aggiunta, un gruppo di 30 pazienti è stato trattato anche con la miscela Chisan, mentre il secondo gruppo di 30 pazienti ha ricevuto un placebo. I trattamenti sono durati 10-15 giorni.
    La durata media del trattamento antibiotico è stata di due giorni più breve nel gruppo Chisan rispetto al placebo, ed il gruppo Chisan ha raggiunto il punteggio più elevato nei test sulla qualità della vita (QOL) in tutti i domini (fisico, psicologico, sociale e ecologico) all’inizio del periodo di riabilitazione, ed ancora di più al quinto giorno della convalescenza clinica. Rispetto al gruppo placebo. Gli autori concludono che Chisan può essere raccomandato come trattamento standard in caso di polmonite acuta non specifica, come supporto per aumentare i punteggi di QOL e accelerare il recupero.


    E’ probabile che l’ossido nitrico (NO) svolga un ruolo nell’immunità non specifica, e possa essere un marcatore per il livello d’adattamento all’esercizio strenuo. L’effetto della Schisandra sulla concentrazione di NO nella saliva di atleti, è stato studiato in uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo. La pianta ha aumentato in maniera significativa i livelli basali di NO salivare rispetto ai soggetti che hanno assunto placebo (p<0,05). Gli autori suggeriscono che la Schisandra abbia indotto un aumento della performance fisica stimolando la produzione di NO. Il dosaggio era di 182.2 mg d’estratto il giorno, standardizzato per contenere 6.2 mg di schisandrine, per 8 giorni (Panossian et al. 1999).

    Studi su animali
    Studi randomizzati in doppio cieco incrociati [livello 7 scala di evidenza Bone 2003].
    In uno studio randomizzato in doppio cieco incrociato (Ko et al. 1995), alcuni cavalli da corsa sani hanno ricevuto una dose singola di un concentrato di Schisandra (pari a circa 50 gr di bacche essiccate, contenti lo 1,2% di schisandrine) o placebo 30 minuti prima di un test agonistico. Per i cavalli da corsa il test consisteva in una corsa di 8 minuti su 5.6 km. Per quelli da ostacoli era una gara di 700 metri ad ostacoli (Mak, Ko 1997). Il trattamento con la Schisandra ha ridotto la frequenza cardiaca e respiratoria, ha aumentato i livelli di glucosio plasmatico ed ha diminuito quelli di lattato in entrambi i gruppi d’esercizio, anche se gli effetti sono stati più marcati nel gruppo della corsa.
    Il gruppo verum dei cavalli da ostacoli ha completato il circuito in un tempo inferiore rispetto a quello del gruppo placebo (Hancke et al. 1994).
    In uno studio antecedente su cavalli, con dose singola di Schisandra pari a 192 grammi di frutto essiccato, i risultati sono stati simili allo studio summenzionato.
    I cavalli da corsa sono stati, in media, più veloci di 1,8 secondi su 800 metri (Ahumada et al. 1989). E’ stato ipotizzato che la Schisandra possa causare una ridotta sintesi di lattato nei muscoli in condizioni anaerobiche, ed stimolare la clearance epatica del lattato.
    In cavalli dalle performance ridotte sono stati osservate riduzioni significative nei livelli sierici di GPT, GOT e creatina chinasi ai giorni 7 e 14 dopo la somministrazione orale dell’estratto standardizzato di Schisandra (p<0.01-0.05) rispetto alle linee di base. I cavalli da corsa selezionati per i test avevano tutti persistenti livelli elevati d’enzimi epatici. I cavalli trattati con il placebo. I cavalli trattati con placebo non hanno mostrato alcuna rilevante riduzione in alcun enzima (Hancke et al. 1996).

  • Tue, 31 Jan 2006 10:01:53 +0100
  • Attività sul SNC

    I dati, basati puramente su studi in modelli animali, sono metodologicamente poco attendibili e in contrasto tra loro, indicando alcuni effetto di depressione (Li 1989; Zhang, Niu 1991; Ahumada et al. 1991) ed altri stimolante/antidepressivo (Chang, But 1987; Hancke et al. 1986). Al momento, senza dati clinici umani, non è possibile ascrivere alla pianta un’azione farmacologica certa.

  • Tue, 31 Jan 2006 09:59:47 +0100
  • Effetti sulla gravidanza

    Un estratto liquido di Schisandra (70% etanolo; 1:3) ha indotto con successo il travaglio in 72 donne su 80 che lamentavano travaglio prolungato. Il travaglio si è intensificato dopo la seconda dose. Il travaglio è stato breve e senza effetti collaterali per le donne o i feti. La dose somministrata era di 20-25 gocce ogni ora per tre ore per tre giorni consecutivi (Trifonova 1954).
    La somministrazione di 30-40 gocce di una tintura (90% etanolo; 1:10) per tre volte al giorno ha migliorato i sintomi cardiovascolari (cefalea, vertigine, tinnito), ha abbassato la pressione arteriosa ed ha aumentato la capacità di lavoro in 50 donne incinte ipotese. Il gruppo verum ha sofferto minori complicanze legate al parto rispetto al gruppo non trattato. Non sono stati riscontrati effetti sulle contrazioni o sul travaglio (Gaistruk, Taranovskij 1968)

  • Tue, 31 Jan 2006 10:00:28 +0100
  • Altri effetti

    Un decotto di Schisandra ha mostrato di possedere forte effetto inibitorio in vitro contro Bacillus subtilis, Bacillus dysenteriae, Bacillus typhi, e Staphylococcus aureus (Hong 1986).
    Altri effetti riportati includono: effetto anticonvulsivo, effetto antidissenterico su bambini ed adulti, miglioramento della vista in bambini miopi dopo applicazione topica di una soluzione al 5% di schisandra, prolungata per 20-25 giorni, con una risposta positiva nel 70% dei soggetti (AHP 1999).

  • Tue, 31 Jan 2006 10:02:37 +0100

Glossario

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Marco Valussi
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